Legacy
Notre Héritage
Genere: documentario
Paese: Francia
Anno: 2021
Durata: 100’
Regista: Yann Arthus-Bertrand
Voce narrante: Yann Arthus-Bertrand
Sceneggiatura: Yann Arthus-Bertrand; Franck Courchamp; Isabelle Delannoy; Michael Pitiot
Produttore: Yann Arthus-Bertrand; Jean-Yves Robin
Colonna sonora: Armand Amar
Direttore dell fotografia: Bruno Cusa
Premi: 2021 Bergen International Film Festival - Vincitore: Sky & Sea Award
Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=Wt7onFBQDbo
Regista
Yann Arthus-Bertrand, nato a Parigi nel 1946, ha iniziato la sua carriera di fotografo a trent’anni quando, ispirato dalla famosa primatologa Jane Goodall, si reca in Kenya con la moglie Anna. Trascorre tre anni nella riserva faunistica di Masai Mara, studiando una famiglia di leoni.
Per guadagnarsi da vivere impara a pilotare le mongolfiere in modo da accompagnare i turisti a vedere la riserva dall’alto. Diventa così esperto di fotografia aerea, che nel tempo diventerà la sua professione.
Rientrato in Europa, pubblica il libro fotografico Lions, e inizia a collaborare con riviste del settore. Nel 1991 fonda Altitude, che è la prima agenzia fotografica specializzata in fotografia aerea.
Nel 2005 crea la fondazione Goodplanet che, riconosciuta di pubblica utilità, rappresenta il prolungamento del suo lavoro artistico e del suo impegno.
La missione della fondazione è quella di sensibilizzare il maggior numero possibile di persone sui temi ecologici e di solidarietà e di intraprendere azioni concrete per un mondo più sostenibile, sul campo, nelle aziende e nelle comunità.
Una particolarità molto interessante è che sul sito della fondazione si trova anche un dettagliatissimo calcolatore di carbonio per singole persone, società ed eventi.
Ad oggi la fondazione annovera 69 progetti supportati, suddivisi in molteplici aree: scuole costruite secondo i principi dell’architettura bioclimatica, foreste e agricoltura sostenibile, tutela e ripristino della biodiversità, recupero dei rifiuti domestici, accesso alle energie rinnovabili.
Per approfondire vedi la pagina della fondazione dedicata ai progetti.
Yann Arthus Bertrand ha pubblicato molti libri, tra i quali uno dei più celebri è La terra vista
dal cielo (2001), che offre gli scatti dei panorami più affascinanti del mondo, ripresi tutti dall’alto. Realizzato con il supporto dell’Unesco, il volume è stato tradotto in 24 lingue e ha venduto più di tre milioni di copie.
Dai primi anni Duemila si dedica anche ai documentari; tra i più celebri si possono citare Home (2009) e Human (2015). Il primo, realizzato quasi interamente con immagini aeree, mette in luce il degrado degli ecosistemi e la crisi climatica ponendo l’accento sull’interconnessione tra gli esseri viventi. Il secondo è realizzato sempre con spettacolari riprese dall’alto alle quali intervalla interviste a centinaia di persone provenienti da tutto il mondo.
Per approfondire visita anche la pagina dedicata a Yann Arthus-Bertrand su Wikipedia
e il suo sito ufficiale
Qui la pagina Instagram
Qui la pagina su Facebook
Per vedere centinaia di foto di Yann Arthus-Bertrand
Il film
Legacy, Notre Hèritage (la nostra eredità) l’ultimo documentario del fotografo Yann Arthus-Bertrand, racconta per immagini la sesta estinzione di massa.
Un’opera che ci invita a riflettere sul mondo che lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti.
Il tema principale del film è l'energia. Il film documenta come l'energia ha permesso nel tempo agli esseri viventi di svilupparsi, diventando esperti nelle tecniche per utilizzarla.
Il regista spiega le motivazioni che l’hanno indotto a realizzare il film, constatato il continuo incremento di consumo di petrolio (circa 104 milioni di barili al giorno, calcolando che ogni barile sono circa 159 litri, nel momento in cui scriviamo queste note): “Stiamo facendo l'opposto di quello che dovremmo fare, mentre le energie rinnovabili sono aumentate enormemente".
Per il regista è quindi diventata urgente l’esigenza di raccontare, sotto forma di documentario, la sesta estinzione di massa, che è un fatto ormai riconosciuto dalla stragrande maggioranza degli scienziati.
Un lungometraggio, in parte testimonianza, in parte sensibilizzazione, la cui realizzazione ha richiesto più di un anno e mezzo.
In una intervista realizzata al momento del lancio del film dalla rivista francese GEO, Yann Arthus Bertrand dichiara fra l’altro:
“È un film molto, molto personale, probabilmente il più difficile che abbia mai dovuto realizzare ", “Fare un film sulla fine del mondo è complicato. E non volevo fare un film sui disastri come i soliti film sull'ecologia [...] Non volevo attaccare le lobby, i politici ".
“Emissioni di gas serra, scioglimento dei ghiacci, perdita di biodiversità [...]. Questi argomenti sono sui media ogni giorno. Ci stiamo abituando. Le parole non hanno più alcun potere. Oggi non ci toccano più. Ecco perché ho cercato di trasmettere emozioni, affinché possiamo tornare a vedere ".
Legacy, in fondo, racconta una storia vera che parte dalla sua esperienza personale. 40 anni fa, Yann Arthus-Bertrand scoprì l'Africa tra leoni e bufali e ebbe “la rivelazione che gli avrebbe cambiato la vita".
Quattro decenni dopo, “questo giovane ingenuo e utopista non c'è più” confida tratteggiando l'amara valutazione di un mondo in cui il progresso convive con la distruzione, la ricchezza con la povertà e dove la natura è spesso considerata un ostacolo. “Abbiamo il coraggio della verità e guardiamoci con occhi aperti", afferma.
Come Home di undici anni fa, Legacy svela immagini mozzafiato del nostro pianeta. Ma il film rivela anche altre immagini e statistiche più crude, difficili da ignorare. Forniscono persino la prova delle conseguenze che il "successo umano" e il nostro stile di vita hanno avuto sul nostro pianeta.
Crisi climatica, declino della biodiversità, inquinamento da plastica, sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e dei combustibili fossili, agricoltura eccessivamente intensiva. I problemi sono ben noti. Ma sono qui riuniti in un quadro schiacciante che ci ricorda i legami che li uniscono e l'impatto che avranno o hanno già avuto sulla nostra specie e sull'ambiente.
Il regista fa riferimento ai dati rilevati da tempo dagli scienziati, e recentemente confermati anche da uno studio pubblicato da Pnas (ultima revisione 2020). Secondo questo studio, il tasso di estinzione entro il 2050 sarà 117 volte superiore al tasso di base. Pertanto, le specie estinte nei 150 anni (1900 – 2050) avrebbero impiegato (con il tasso di estinzione di fondo) 11.700 anni.
Per realizzare il documentario, Yann Arthus-Bertrand ha attinto a quindici anni di archivi personali e ha commissionato nuove riprese dai droni. Il documentario però, prima di essere mandato in onda, è stato rifiutato da parecchie emittenti perché ritenuto troppo pessimista. Ma secondo Bertrand non è così, anzi, "è una storia molto, molto bella" che ci insegna a riflettere sull’eredità che lasceremo ai nostri figli e nipoti.
Interrogato sul lato pessimista, persino ansiogeno, del suo lungometraggio, Yann Arthus-Bertrand risponde: " È un film complicato, lo ammetto. Ma onestamente, non conosco un ecologista che sia ottimista. Essere ottimisti oggi significa non guardare i numeri".
E per sottolineare l'importanza del messaggio: " Dovete immaginare, ho 74 anni. Ero un ecologista a 20 anni. Avete visto cosa è successo negli ultimi cinquant'anni?
È pazzesco. Non avrei mai pensato 50 anni fa che avrei parlato della fine dell'umanità".
Tuttavia, il messaggio vuole anche essere portatore di speranza.
Ecco perché, attraverso LEGACY, il regista ha voluto discutere anche di soluzioni per affrontare questa situazione. “Si parla tanto di cambiamento climatico ed ecologia, quando in realtà le soluzioni sono semplici", afferma.
Semplice sulla carta, certo, ma estremamente complicato nella pratica, ammette, riferendosi a un “cambiamento di civiltà " e al “nostro rapporto con il mondo selvaggio".
“Certo, non cambieremo il mondo con un film, ma il nostro dovere è provarci ", aggiunge.
Tutto il film, nella versione che abbiamo proiettato, è sottotitolato in italiano. Abbiamo trascritto questi sottotitoli che costituiscono essi stessi un documento prezioso (qui il PDF da scaricare)
Alla fine del documentario, il regista lancia il suo appello per l’eredità che dobbiamo lasciare:
- tassativamente de carbonizzare le nostre vite in tutto il mondo; non impegnarsi a farlo significa essere complici;
- se non facciamo niente entro il 2070, un terzo dell’umanità (3 miliardi di persone) potrebbe vivere in zone calde e inagibili come il Sahara;
- la mia eredità è solo l’amore per la vita. Ci sono soluzioni. Tocca a noi sceglierle. Noi siamo i cittadini, le imprese, lo Stato;
- ascoltiamo gli scienziati e informiamoci sui cambiamenti climatici;
- votiamo solo politici che mettono l’ecologia al centro dei loro programmi;
- facciamo volontariato e impegniamoci unendoci alle associazioni;
- smettiamo di mangiare carne industriale, mangiamo cibi locali, di stagione, biologici non lavorati, senza imballaggi di plastica;
- mettiamo i nostri risparmi in banche che praticano una finanza sostenibile;
- isoliamo le nostre case;
- compriamo usato e aggiustiamo le nostre cose per evitare un consumo eccessivo;
- viaggiamo in treno, in autobus, in bici o veicoli elettrici, volare deve essere solo un mezzo di trasporto in circostanze eccezionali;
- quando costruiamo preferiamo il legno, la terra, la pietra e le fibre al cemento;
- calcoliamo la nostra impronta ecologica per imparare come ridurla,
- Non pensiamo che siano vincoli;
- agire rende felici.
Scarica la scheda in formato pdf.
Triciclo – agosto 2025