Associazione Triciclo ODV Associazione Triciclo ODV
  • Accessibilità
  • Mappa del sito

Facebook instagram youtube youtube flickr 

Associazione Triciclo ODV Associazione Triciclo ODV
  • Home
  • Chi siamo
    • Presentazione
    • Il Logo
    • Filosofia
    • Visione e Missione
    • Finalità delle Iniziative
    • La nostra storia
    • Statuto
    • Organigramma
    • Relazione Annuale
    • Bilancio
    • Dove siamo
  • Cosa facciamo
    • Eventi
    • Didattica
      • Laboratori cartoneri
      • Progetto Futuro a colori
      • Oggetti didattici Sankoré
    • Raccolta fondi
    • Centro Documentazione
      • Obiettivi e finalità
      • Eventi C. D.
      • La storia
      • Percorsi di formazione
        • Sankoré
          • Progetto Open Sankoré
          • Tutorial per Sankoré
          • LIM e ambiente
          • Area LIM
        • Formazione volontari
      • Biblioteca
    • Progetto UE BfR
    • Progetti Capo Verde
      • Prosolidar
      • Movimento Sviluppo e Pace
      • Sostegno allo studio
      • Acqua potabile a São Vicente
  • Editoria
    • Cartonera
      • Approfondimenti libretti
    • PDF interattivi
    • Stampa
    • eBook
    • DVD
  • Recensioni
    • Docufilm
    • Libri
    • Sitografia
      • Siti di riferimento
      • Siti per l'ambiente
      • Conoscere Capo Verde
  • Mostre
    • TSHIRTINACTION (&NOW?)
    • Acque chiare
    • Cammini tra cielo e terra
    • Sete di acqua, sete di giustizia
    • Effetto alluvione
  • Blog
    • Diritto all'acqua
    • Clima
    • Gestione rifiuti (3R)
    • Stili di vita
    • Sud del Mondo
    • Capo Verde
      • Informazioni
      • Storia
      • Geografia
      • Società e cultura
  • Dona
  1. Sei qui:  
  2. Home
  3. Editoria
  4. Cartonera
  5. Approfondimenti libretti
  6. Svolta ecologica a tavola

Svolta ecologica a tavola

In questa pagina trovi un completamento del testo cartaceo del nostro libretto cartonero "Svolta ecologica a tavola".
Il libretto è stato presentato sabato 9 maggio 2026 alla Casa del Quartiere Barrito di Torino in occasione dell'evento inserito nel programma Salone Off 2026 "Storie da Gustare: Il Libro Cartonero tra Ascolto e Fare" Trent’anni di ambiente e cultura: l'editoria cartonera di Triciclo tra storie da ascoltare e libri da fare. Progetto di Triciclo OdV in collaborazione con CdQ Barrito e Liberipensatori Paul Valery.

Clicca sulle parole guida per accedere ai diversi capoversi, oppure scorri continuativamente la pagina.

Note  -  approfondimenti  -  bibliografia  -  sitografia

Note del testo cartaceo

1 - Non è solo un problema di quantità, ma di giustizia e qualità.
La definizione del diritto al cibo trova un primo riconoscimento nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) e nel Patto  Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (1966) che riconosce “il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per sé e per la sua famiglia, che includa alimentazione, vestiario, ed alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie condizioni di vita” (Articolo 11, § 1) e anche “il diritto fondamentale di ogni individuo alla libertà dalla fame [...]” (Articolo 11, § 2).

2 - Perché è stata stilata e da dove è generata l’agenda del 2030.
Nel 2000 era stata sottoscritta la “Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite”, un documento contenente valori, principi e otto “Obiettivi di Sviluppo del Millennio” che gli Stati Membri si erano impegnati a raggiungere entro il 2015, e che conteneva, tra gli altri, “Assicurare la sostenibilità ambientale”. 
Sulla base del maggiore o minore raggiungimento di ogni obiettivo, a partire dal 2012 sono iniziate le prime riflessioni da parte degli organismi internazionali su sviluppi futuri, principalmente perché il mondo, la società, le persone erano notevolmente cambiate dall’inizio del millennio.
Così l’ONU ha stilato un rapporto finale sull’Agenda di Sviluppo post-2015, attraverso una commissione composta da presidenti e primi ministri dei Paesi Membri e nominata dall’allora segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. L’intento di quella commissione era di individuare le aree di miglioramento necessarie al raggiungimento di obiettivi più specifici entro il 2030.
La conclusione a cui giunse la commissione fu che gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio inclusi nella Dichiarazione del Millennio non erano stati raggiunti in quanto non erano stati integrati gli aspetti economici, sociali e ambientali di sviluppo sostenibile.
Non aver sostenuto la necessità di promuovere gli schemi di consumo e produzione sostenibili, aveva portato ad incorrere nell’errore di non aver mai considerato ambiente e sviluppo strettamente collegati.
La commissione evidenziò come sarebbe stato necessario, post-2015, affrontare tutte le cause che avevano generato povertà e sviluppo non sostenibile, promuovendo quest’ultimo come fulcro di un grande cambio di rotta.
Da ciò scaturì l’esigenza di redigere l’Agenda 2030 con obiettivi più dettagliati di quelli già presenti nella Dichiarazione del Millennio, che includesse anche i Paesi in via di sviluppo e che fosse in grado di raggiungere anche le minoranze del mondo e di "non lasciare nessuno indietro" (Leave no one behind), che è il motto ufficiale dell'Agenda 2030.

3 - Il report della ricerca che nel febbraio 2021 il Centro studi britannico Chatham House, sostenuto dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e specializzato in analisi geopolitiche e delle tendenze politico-economiche, ha pubblicato su “Impatto del sistema alimentare sulla perdita di biodiversità” prende in esame l’agricoltura e gli allevamenti intensivi perché, per sfamare una popolazione mondiale in costante crescita, si ricorre in maniera sempre più diffusa all’agricoltura e agli allevamenti intensivi, che consentono di produrre molto cibo in poco tempo e a basso costo.
L’agricoltura intensiva si è sviluppata dalla fine degli anni ‘ 70 agli anni ‘ 90, quando la crescita della popolazione mondiale ha avuto una certa accelerazione, tanto da prevedere una richiesta alimentare per 9 miliardi di persone nel 2050. Tecniche agricole d’avanguardia e l’utilizzo di massicce quantità di fertilizzanti e pesticidi, hanno permesso effettivamente di aumentare la quantità di cibo disponibile sul pianeta. Dall’altro lato però hanno provocato effetti ecologici devastanti, come deforestazione, desertificazione, inquinamento di aria, acque e suolo, con risultati disastrosi in termini di salute nostra e del Pianeta.
In particolare l’agricoltura intensiva, aumentando di molto la crescita quantitativa delle colture, toglie sali minerali e sostanze nutritive dai terreni a una velocità maggiore di quella necessaria a quelle sostanze per rigenerarsi.
Al centro del Rapporto citato all’inizio viene analizzata la perdita preoccupante di biodiversità. La crescente richiesta globale di cibo porta le grandi multinazionali a cercare sempre più terreni disponibili, a grande scapito delle foreste, specialmente nelle zone tropicali come il Sud America o il Sudest asiatico. Deforestare i terreni per coltivarli, adibirli a monocolture e drenare le zone umide fa perdere habitat ad animali, piante e varie forme di vita, mettendo a rischio la nostra stessa sicurezza climatica, alimentare e sanitaria.
Questo accade perché la vita, anche quella degli esseri umani, si basa sull’equilibrio della biodiversità: tutti gli esseri viventi trovano un ruolo nell’ecosistema, in un intricato e delicatissimo equilibrio di relazioni, stravolgendo le quali si rimuovono le condizioni adatte alla proliferazione della vita. Per noi significa distruggere le fonti dalle quali otteniamo sostentamento, cibo e altre risorse essenziali.
Altre cause della perdita di biodiversità sono: la caccia e la pesca indiscriminate, che non rispettano i tempi di riproduzione delle specie, tantomeno di quelle in pericolo di estinzione, e l ’introduzione di specie alloctone, cioè provenienti da altre aree geografiche, che, se indiscriminata, può alterare negativamente l’equilibrio dell’ecosistema.
Abbiamo visto che nell’agricoltura intensiva, per aumentare fortemente la produttività del suolo, si utilizzano quantità massicce di sostanze sintetiche di vario tipo, come fertilizzanti (che aumentano la resa dei campi) e pesticidi (che preservano i vegetali dai microorganismi nocivi). La produzione, il trasporto e l’impiego dei fertilizzanti rappresentano:

  • quota sull'energia agricola: la produzione, il trasporto e l'impiego di fertilizzanti (specialmente quelli azotati) rappresentano circa il 30-50% dell'energia totale consumata dall'agricoltura
  • consumo globale: L'industria dei fertilizzanti assorbe circa l'1,2% dell'energia mondiale complessiva
  • emissioni: l'uso di concimi minerali è responsabile di circa il 2,5% delle emissioni globali di gas serra (ScienceDirect)

Per ulteriori informazioni consulta la Sitografia. 

4 - Citazione da Melanie Joy. Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche. Ediz. ampliata: Un processo alla cultura della carne (p.82). Edizioni Sonda.

5 - E’ innegabile che in Europa, col crescere del benessere delle popolazioni, sia aumentato anche lo spreco alimentare di cui la Commissione Europea dà la seguente definizione: “l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare, che – per ragioni economiche, estetiche o per la prossimità della scadenza di consumo, seppure ancora commestibili e quindi potenzialmente destinati al consumo umano – sono destinati ad essere eliminati o smaltiti”.
Decalogo degli Alimenti secondo ENEADalle numerose indagini condotte negli ultimi anni a livello mondiale ed europeo, risulta che noi comuni cittadini non percepiamo realmente quanto cibo, ancora commestibile, venga invece buttato via, non solo nelle nostre case, ma anche nella fase di produzione e distribuzione. Conviene allora farci un’idea più precisa, con alcun dati.

A livello globale, oltre 1 miliardo di tonnellate di cibo viene sprecato annualmente, con il 60% generato a livello domestico [UNEP 2024]. L'Unione Europea produce circa 59 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, mentre in Italia lo spreco domestico ammonta a circa 30 kg a testa, con un impatto economico di oltre 13 miliardi di euro all'anno. [Eurostat; Waste Watcher 2025/26]

Lo spreco alimentare si può così sintetizzare (2024-2026):

  • A livello Globale (UNEP 2024):
    • Si sprecano oltre 1 miliardo di tonnellate di cibo all'anno (circa il 19% del cibo disponibile per i consumatori).
    • Lo spreco domestico è il responsabile principale a livello mondiale, con 79 kg di cibo pro capite all'anno.
  • In Unione Europea (Eurostat):
    • Lo spreco totale ammonta a circa 58-59 milioni di tonnellate di massa umida.
    • Oltre il 50% dello spreco avviene tra le mura domestiche.
    • Il restante è diviso tra: trasformazione (19%), produzione primaria (10%), ristorazione (11%) e vendita al dettaglio (8%).
  • Iceberg dello spreco alimentareIn Italia (Rapporto Waste Watcher 2024-2026):
    • Valore economico: Lo spreco solo domestico costa all'Italia circa 7,3 miliardi di euro l'anno; se si considera l'intera filiera (dal campo alla tavola), la cifra supera i 13 miliardi di euro.
    • Quantità pro capite: Ogni cittadino italiano getta in media circa 28-30 kg di cibo all'anno (circa 500-600 grammi a settimana).
    • I cibi più sprecati: In cima alla lista troviamo frutta fresca, cipolle/tuberi, pane fresco e insalate.
  • Impatto Ambientale:
    • Lo spreco alimentare globale è responsabile di circa il 10% delle emissioni totali di gas serra.
    • Se lo spreco alimentare fosse una nazione, sarebbe il terzo emettitore mondiale dopo Cina e USA.

Per ulteriori informazioni consulta la Sitografia.

Approfondimenti di argomenti dei diversi capitoli

1. Diritto al Cibo: le due facce della medaglia

Per i dati sulla fame nel mondo la fonte ufficiale è il rapporto SOFI (State of Food Security and Nutrition in the World), pubblicato annualmente da FAO, IFAD, UNICEF, WFP e OMS. - "Rapporto FAO-SOFI 2025/2026 sulla sicurezza alimentare e la nutrizione nel mondo". Per il link vai alla sitografia.

2. Agenda 2030: una promessa da mantenere

Nel settembre 2015 i governi dei 193 paesi membri dell'ONU hanno sottoscritto l’”Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”, un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità. L'Agenda 2030 prevede 17 “Obiettivi per l o Sviluppo Sostenibile” articolati in 169 traguardi che i Paesi sottoscrittori si sono impegnati a raggiungere entro il 2030.
Tra questi, ve ne sono cinque collegati, direttamente o indirettamente, alle scelte alimentari che facciamo noi come consumatori, e che fanno le aziende come fornitori:

  • Agenda 2030Obiettivo n°2: porre fine alla fame, raggiungere l a sicurezza alimentare, migliorare l a nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile
  • Obiettivo n°12: garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo
  • Obiettivo n°13: promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico
  • Obiettivo n° 14: conservare e utilizzare i n modo durevole gli oceani, i mari e l e risorse marine per uno sviluppo sostenibile
  • Obiettivo n° 15: proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre.

Il raggiungimento dell’obiettivo 13 è inevitabilmente collegato al raggiungimento degli altri obiettivi, in quanto la lotta al cambiamento climatico non può trascurare le abitudini e gli stili di vita in settori quali quello produttivo o alimentare. Per questo specifico tema, l’ONU ha istituito un organismo ad hoc chiamato “The Intergovernmental Panel on Climate Change”, un gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, per valutarlo a livello scientifico. Creato per supportare la politica nelle decisioni relative al cambiamento climatico, fornisce un input chiave nelle negoziazioni internazionali su questo tema. Questa istituzione sottolinea quindi l’importanza del tema “cambiamento climatico” a livello globale e vedremo come l’alimentazione possa avere un impatto più o meno determinante su questo aspetto.

I motivi e l'origine dell'agenda 2030
Nel 2000 era stata sottoscritta la “Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite”, un documento contenente valori, principi e otto “Obiettivi di Sviluppo del Millennio” che gli Stati Membri si erano impegnati a raggiungere entro il 2015, e che conteneva, tra gli altri, “Assicurare la sostenibilità ambientale”.
Sulla base del maggiore o minore raggiungimento di ogni obiettivo, a partire dal 2012 sono iniziate le prime riflessioni da parte degli organismi internazionali su sviluppi futuri, principalmente perché il mondo, la società, le persone erano notevolmente cambiate dall’inizio del millennio.
Così l’ONU ha stilato un rapporto finale sull’Agenda di Sviluppo post-2015, attraverso una commissione composta da presidenti e primi ministri dei Paesi Membri e nominata dall’allora Segretario generale delle Nazioni Unite BanKi-moon. L’intento di quella commissione era di individuare le aree di miglioramento necessarie al raggiungimento di obiettivi più specifici entro il 2030.
La conclusione a cui giunse la commissione fu che gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio inclusi nella Dichiarazione del Millennio non erano stati raggiunti in quanto non erano stati integrati gli aspetti economici, sociali ed ambientali di sviluppo sostenibile.
Non aver sostenuto la necessità di promuovere gli schemi di consumo e produzione sostenibili, aveva portato ad incorrere nell’errore di non aver mai considerato ambiente e sviluppo strettamente collegati.
La commissione evidenziò come sarebbe stato necessario, post 2015, affrontare tutte le cause che avevano generato povertà e sviluppo non sostenibile, promuovendo quest’ultimo come fulcro di un grande cambio di rotta.
Da ciò scaturì l’esigenza di redigere l’Agenda 2030 con obiettivi più dettagliati di quelli già presenti nella Dichiarazione del Millennio, che includesse anche i Paesi i n via di sviluppo e che fosse in grado di raggiungere anche le minoranze del mondo.
Da quelle considerazioni nasce questo libretto, che ha l’obiettivo di sensibilizzare sulla utilità di un’alimentazione sostenibile perché, unendoci, possiamo agire nell’interesse comune per contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU in tema di alimentazione.

Per saperne di più sull'IPCC e sui suoi rapporti scientifici vai alla Sitografia.

3. Cibo e Pianeta: l'impatto delle nostre scelte

Ogni giorno, con la scelta del cibo che mettiamo in tavola, possiamo contribuire a salvare il pianeta e la nostra salute oppure a nuocere ad entrambi.
Questa affermazione è ampiamente sostenuta e dimostrata dalla ricerca che nel febbraio 2021 il Centro studi britannico Chatham House, sostenuto dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e specializzato in analisi geopolitiche e delle tendenze politico-economiche, aveva pubblicato su “Impatto del sistema alimentare sulla perdita di biodiversità”, spiegando come la produzione alimentare stia distruggendo gli habitat naturali e contribuisca all'estinzione delle specie.
Questo centro studi ha continuato a pubblicare analisi e rapporti che approfondiscono la relazione tra sistemi alimentari, clima e natura, portando avanti le tesi del noto rapporto del 2021. Nel luglio 2025 con il rapporto "Unlocking Sustainable Transition for AgribusinessUnlocking Sustainable Transition for Agribusiness", pubblicato in collaborazione con l'UNEP, identifica le tre barriere sistemiche ("lock-ins") che impediscono la transizione verso un sistema alimentare sano e rispettoso della natura: il paradigma del cibo a basso costo, il consolidamento del mercato e le dipendenze dagli investimenti passati. È anche pubblicato un dettagliato Comunicato Stampa.

Per i collegamenti ai rapporti vai alla Sitografia.

L'agricoltura intensiva impoverisce il suolo
Il report prende in esame l’agricoltura e gli allevamenti intensivi perché, per sfamare una popolazione mondiale in costante crescita, si ricorre in maniera sempre più diffusa all’agricoltura e agli allevamenti intensivi, che consentono di produrre molto cibo in poco tempo e a basso costo.
L’agricoltura intensiva si è sviluppata dalla fine degli anni ‘ 70 agli anni ‘ 90, quando la crescita della popolazione mondiale ha avuto una certa accelerazione, tanto da prevedere una richiesta alimentare per 9 miliardi di persone nel 2050. Tecniche agricole d’avanguardia e l’utilizzo di massicce quantità di fertilizzanti e pesticidi, hanno permesso effettivamente di aumentare la quantità di cibo disponibile sul pianeta. Dall’altro lato però hanno provocato effetti ecologici devastanti, come deforestazione, desertificazione, inquinamento di aria, acque e suolo, con risultati disastrosi in termini di salute nostra e del Pianeta.
In particolare l’agricoltura intensiva, aumentando di molto la crescita quantitativa delle colture, toglie sali minerali e sostanze nutritive dai terreni a una velocità maggiore di quella necessaria a quelle sostanze per rigenerarsi.

Come conseguenza viene anche persa rapidamente la biodiversità
WWF Infografica Italia fragilità biodiversitàAl centro del Rapporto citato all’inizio viene analizzata la perdita preoccupante di biodiversità. La crescente richiesta globale di cibo porta le grandi multinazionali a cercare sempre più terreni disponibili, a grande scapito delle foreste, specialmente nelle zone tropicali come il Sud America o il Sudest asiatico. Deforestare i terreni per coltivarli, adibirli a monocolture e drenare le zone umide fa perdere habitat ad animali, piante e varie forme di vita, mettendo a rischio la nostra stessa sicurezza climatica, alimentare e sanitaria.
Questo accade perché la vita, anche quella degli esseri umani, si basa sull’equilibrio della biodiversità: tutti gli esseri viventi trovano un ruolo nell’ecosistema, in un intricato e delicatissimo equilibrio di relazioni, stravolgendo le quali si rimuovono le condizioni adatte alla proliferazione della vita. Per noi significa distruggere le fonti dalle quali otteniamo sostentamento, cibo e altre risorse essenziali.
Altre cause della perdita di biodiversità sono: la caccia e la pesca indiscriminate, che non rispettano i tempi di riproduzione delle specie, tantomeno di quelle in pericolo di estinzione; l’introduzione di specie alloctone, cioè provenienti da altre aree geografiche, che, se indiscriminata, può alterare negativamente l’equilibrio dell’ecosistema.

L'inquinamento dell'aria e dell'acqua
Ciminiere che inquinano l'ariaAbbiamo visto che nell’agricoltura intensiva, per aumentare fortemente la produttività del suolo, si utilizzano quantità massicce di sostanze sintetiche di vario tipo, come fertilizzanti (che aumentano la resa dei campi) e pesticidi (che preservano i vegetali dai microorganismi nocivi).
La produzione, il trasporto e l’impiego dei fertilizzanti assorbono complessivamente il 2% delle risorse energetiche consumate annualmente dall’agricoltura.
L’impiego di fertilizzanti provoca l’inquinamento delle falde acquifere e una alterazione della vita acquatica perché i nitrati, fosfati e solfati (che compongono principalmente i Acqua inquinata da prodotti chimicifertilizzanti) con la pioggia e l’irrigazione percolano in profondità, penetrando nelle falde acquifere. Se arrivano nei fiumi e nei mari provocano l’eutrofizzazione, cioè il fenomeno per cui, a causa di una maggior presenza di sostanze nutritive, si verifica una crescita eccessiva di alghe e microrganismi vegetali nelle acque. Questo affollamento nelle acque comporta una riduzione dell’ossigeno disciolto in acqua, sia perché consumato dai microrganismi, sia perché la schiuma, che le alghe formano in superficie, ne ostacola il regolare scambio con l’atmosfera.

4. Gli allevamenti intensivi: inquinamento e sofferenze

Secondo le statistiche recenti di Greenpeace, WWF e ISPRA, l'agricoltura è responsabile di circa l'11% delle emissioni totali di gas serra dell'Unione Europea.
Queste emissioni derivano principalmente dal metano (prodotto dalla fermentazione enterica del bestiame) e dal protossido d'azoto (proveniente dai suoli agricoli e dalla gestione dei concimi). Nel periodo 1990-2024, le emissioni agricole si sono ridotte di circa il 16%, ma il settore deve ancora affrontare tagli significativi per raggiungere gli obiettivi europei del 2030 e 2050.

Impatto degli allevamenti intensivi
Emissioni allevamentiDiverse ricerche, tra cui studi di Greenpeace, indicano che gli allevamenti intensivi sono responsabili di circa il 17% delle emissioni totali di gas serra nel territorio dell'UE. Questa cifra supera l'impatto di tutte le automobili e i furgoni in circolazione nell'Unione (circa il 14%). La FAO stima che gli allevamenti contribuiscano al 14,5% delle emissioni globali di gas serra di origine antropica.
Il settore agricolo dell'UE è responsabile di oltre il 53% delle emissioni totali di metano, causate principalmente dall'allevamento di animali a scopi alimentari.
I dati sembrano contraddirsi, ma questo è dovuto alle differenti metodologie di calcolo. Infatti Il dato dell'11% (Classificazione IPCC / Settoriale) proviene solitamente dalle agenzie ufficiali come l'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) e si basa sulle categorie dell'IPCC che includono solo le emissioni dirette che avvengono fisicamente all'interno dell'azienda agricola: ad esempio Il metano emesso dai rutti delle mucche (fermentazione enterica) e il protossido d'azoto dai fertilizzanti nel suolo, ma esclude la produzione di energia, i trasporti o la produzione di mangimi se queste attività avvengono fuori dall'azienda agricola (vengono infatti contate nei settori "Energia" o "Industria").
Il dato del 17% (Analisi del ciclo di vita / Approccio Greenpeace) utilizza un approccio più ampio chiamato "dalla culla alla tomba", che include non solo le emissioni dirette degli animali, ma anche tutte le emissioni indirette collegate alla filiera della carne e dei latticini, ad esempio: la deforestazione (anche fuori dall'UE) per creare pascoli o coltivare soia destinata ai mangimi europei, l'uso di combustibili fossili per produrre fertilizzanti chimici usati per i mangimi, l'energia per riscaldare gli allevamenti intensivi e il trasporto globale dei prodotti. Sommando questi fattori "nascosti", l'impatto della sola zootecnia sale drasticamente, arrivando a coprire il 17% delle emissioni totali dell'UE.
Vedi la ricerca di Greenpeace nella Sitografia.

Situazione in Italia
In Italia, l'agricoltura incide per circa il 7,4% - 8,4% sulle emissioni nazionali. Di queste, circa il 75% è riconducibile direttamente o indirettamente alla zootecnia (fermentazione enterica e gestione delle deiezioni).
Vedi il rapporto sulle Emissioni di gas serra dall'agricoltura di ISPRA nella Sitografia.

Una breve sintesi del "malessere animale" negli allevamenti intensivi
La sofferenza negli allevamenti intensivi non è solo fisica, ma deriva da un sistema progettato per dare priorità alla produttività rispetto alle esigenze biologiche degli animali.

  • Allevamenti maialiConfinamento e privazione di movimento
    • spazio vitale minimo: molti animali trascorrono la vita in spazi così ridotti da non poter camminare, correre o, nel caso di alcuni volatili, distendere completamente le ali
    • impossibilità di comportamenti naturali: il cemento e le griglie sostituiscono il terreno e l'erba, impedendo attività istintive come scavare, razzolare o costruire nidi.
  • Mutilazioni sistematiche (per prevenire comportamenti aggressivi causati dallo stress del sovraffollamento, vengono eseguite pratiche dolorose, spesso senza anestesia)
    • suini: taglio della coda e limatura dei denti per evitare il cannibalismo
    • pollame: debeccaggio (taglio della punta del becco) per impedire che si becchino a morte
    • bovini: decornazione e castrazione.
  • Stress psicologico e sociale
    • separazione precoce: in settori come quello lattiero-caseario, i vitelli vengono separati dalle madri poche ore dopo la nascita, causando forte stress emotivo a entrambi
    • ambiente monotono: la mancanza di stimoli porta allo sviluppo di "stereotipie", ovvero comportamenti ripetitivi e ossessivi (come mordere le sbarre) che indicano un grave disagio mentale.
  • Patologie da selezione genetica (gli animali sono selezionati per crescere a ritmi innaturali)
    • polli broiler: crescono così velocemente che lo scheletro spesso non regge il peso del corpo, portando a fratture e incapacità di raggiungere l'acqua
    • mucche da latte: produrre quantità eccessive di latte porta frequentemente a dolorose infiammazioni delle mammelle (mastiti)
    • bovini da carne (come i vitelloni o i manzi), la selezione genetica e le tecniche di ingrasso accelerato si concentrano sulla massimizzazione della massa muscolare in tempi brevissimi. Le pratiche diffuse per ottenere questi risultati
      • crescita muscolare ipertrofica: sono stati selezionati ceppi genetici (come la razza Blu Belga) che presentano una mutazione della miostatina, nota come "doppia muscolatura"
      • ingrasso rapido: gli animali vengono portati al peso di macellazione (circa 600-700 kg) in soli 15-18 mesi, contro i 3-4 anni dei ritmi naturali
      • dieta iper-energetica: per accelerare la crescita, si somministrano enormi quantità di cereali e concentrati a scapito del foraggio (erba e fieno)
      • sindrome respiratoria bovina: il sovraffollamento nei centri di ingrasso e la scarsa ventilazione dei capannoni favoriscono patologie polmonari croniche.

Sul “peso” che gli allevamenti intensivi esercitano sull’ambiente e sulla salute degli animali e nostra. ha fatto molte indagini e ricerche la giornalista Giulia Innocenzi che ha pubblicato nel 2016 il testo “Tritacarne - Perché ciò che mangiamo può salvare la nostra vita e il nostro mondo", e nel 2024 ha realizzato il docufilm “Food for Profit” (vedi bibliografia e sitografia).

Consumiamo troppe risorse
Da questo quadro risulta quindi che l’agricoltura e gli allevamenti intensivi, legati al nostro modello di alimentazione, comportano una buona parte del consumo delle risorse naturali, che non sono infinite.
E, fatto ancora più grave, una porzione importante di prodotti viene sprecata, o per cattiva gestione o per la produzione di beni in eccesso, non essenziali.
Ne sono un esempio le colture di cereali destinati alla produzione di biocombustibili, come il sorgo, il frumento, il mais, la barbabietola da zucchero, etc, che competono con quelle destinate all’uso alimentare, occupando terreni fertili e contribuendo a peggiorare quei fenomeni negativi già esistenti nell’ambito agricolo, come alterazione dei prezzi del cibo e conseguenti difficoltà per le fasce meno abbienti ad accedere a derrate alimentari basilari.
A fianco degli ingenti danni ambientali, bisogna aggiungere quelli sociali e politici derivanti dall’aumento dei terreni di proprietà delle multinazionali a discapito di quelli familiari o delle piccole aziende agricole.

5. La Doppia Piramide: quello che fa bene a te, fa bene alla Terra

Doppia piramide globaleAlla base della Piramide troviamo gli alimenti che dovrebbero essere consumati più spesso: frutta, verdura e cereali integrali, seguiti da frutta secca e semi, oli vegetali non tropicali, cereali raffinati a basso indice glicemico e latte fermentato. A seguire, i legumi e il pesce, che sono le fonti preferite di proteine, seguiti da pollame, uova, latte e formaggio. Infine, la carne rossa, i grassi animali e gli oli tropicali, gli alimenti ad alto indice glicemico, i dolci e i prodotti da forno, e la carne processata al vertice, che essendo posizionati negli strati più alti, dovrebbero essere consumati con moderazione.
La Piramide del Clima mostra come la produzione di prodotti di origine animale dia il maggior contributo al cambiamento climatico, rispetto invece ai prodotti di origine vegetale, che hanno un minore impatto ambientale.
Diete più sane e sostenibili possono ridurre almeno del 20% le morti premature, e almeno del 30% le emissioni di gas serra legate al cibo, migliorando la nostra longevità, il nostro benessere e la salute del clima.
Non possiamo più avere dubbi sul fatto che la salute nostra e del Pianeta dipendono da come ci alimentiamo!

Molto interessanti le infografiche a partire dalla pagina dedicata alla doppia piramide sul sito della Fondazione Barilla.
Per consultarle vai alla Sitografia.

6. Spreco Alimentare: Il paradosso del troppo e del nulla

Lo spreco alimentareDa un rapporto FAO, circa un terzo (il 30%) di tutto il cibo prodotto nel mondo viene perso o sprecato.
Per le infografiche aggiornate del rapporto FAO vai alla Sitografia. 

Per districarsi tra questi dati enormi, cerchiamo di fare un riassunto chiaro e schematico basato sui dati più recenti (FAO, UNEP 2024 e Waste Watcher 2024/25):

  • Livello mondiale (il quadro generale). In questo caso si parla di miliardi di tonnellate:
    • totale spreco: Circa 1,3 miliardi di tonnellate all'anno (circa 1/3 della produzione totale) per un valore economico di oltre 1.000 miliardi di dollari
    • ripartizione:
      • produzione agricola: 510 M ton (32%) — Si tratta di "food loss" (perdite in campo)
      • post-raccolta e stoccaggio: 355 M ton (22%)
      • lavorazione industriale: 180 M ton (11%)
      • distribuzione: 200 M ton (13%)
      • spreco domestico: 345 M ton (22%).
    • Nota: lo spreco alimentare globale è responsabile di circa l'8-10% delle emissioni totali di gas serra.
  • Livello Unione Europea (27 Paesi). La scala si riduce ai milioni di tonnellate:
    • totale spreco: Circa 58-59 milioni di tonnellate all'anno
    • in Europa il 54% dello spreco avviene nelle case (consumatori)
    • l'UE ha fissato target vincolanti per ridurre lo spreco del 30% entro il 2030 (rispetto al 2020).
  • Ridurre gli sprechi - Slow Food ItaliaLivello Italia:
    • totale spreco (intera filiera): circa 5,1 milioni di tonnellate. Tutta la filiera (campi + industria) vale oltre 13 miliardi
    • spreco Domestico (Fase Finale): ~2,6 milioni di tonnellate (circa il 51% del totale).
      • Nota: rappresenta la quota maggiore dello spreco e vale da sola circa 8 miliardi di euro
    • produzione agricola e post-raccolta: ~1,1 milioni di tonnellate (circa il 22%)
      • le perdite nei campi e nello stoccaggio primario incidono per oltre 1 miliardo di euro
    • trasformazione industriale: ~0,6 milioni di tonnellate (circa l'11%)
      • questa fase è una delle più efficienti grazie ai processi di recupero industriale
    • distribuzione (GDO) e Commercio: ~0,5 milioni di tonnellate (circa il 10%)
      • include lo spreco nei supermercati e nei punti vendita
    • ristorazione e servizi alimentari: ~0,3 milioni di tonnellate (circa il 6%)
      • comprende mense, hotel e ristoranti
    • pro-capite: ogni italiano butta in media 29 kg di cibo all'anno (circa 556 grammi a settimana).

In sintesi schematizzando:

ScalaQuantità totaleValore economico
Mondo 1,3 Miliardi di ton $ 1.000 Miliardi
Europa 59 Milioni di ton € 132 Miliardi
Italia 5,1 Milioni di ton € 13 Miliardi


Per visitare i siti citati e altri per lo spreco alimentare, vai alla Sitografia. 

Bibliografia

Capra Fritjof, Agricoltura e cambiamento climatico, Aboca, 2016.
Innocenzi Giulia, Tritacarne - Perché ciò che mangiamo può salvare la nostra vita. E il nostro mondo, Milano, Rizzoli, 2016.
Joy Melanie, Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche, Milano, Sonda, 2022.
Safran Foer Jonathan, Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?, Milano, Guanda, 2010.
Safran Foer Jonathan, Possiamo salvare il mondo prima di cena, Milano, Guanda, 2019.
Segre Andrea, L’insostenibile pesantezza dello spreco alimentare, Roma, Castelvecchi, 2022.
Too Good To Go, Il manuale antispreco, Segrate Milano, Il battello a vapore (Edizioni Piemme), 2022 (dai 9 anni).

Sitografia

Diritto al Cibo: Le Due Facce della Medaglia

  • Rapporto FAO-SOFI 2025/2026 sulla sicurezza alimentare e la nutrizione nel mondo
  • Pagina di dettaglio sul sito FAO

Agenda 2030: una promessa da mantenere e Obiettivi (SDGs)

  • Sito Ufficiale ONU. Il portale globale che monitora i progressi di tutti i 17 obiettivi
  • ASviS (Italia). L'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, la fonte più autorevole per i dati aggiornati sull'Italia.
  • Per saperne di più sull'IPCC e sui suoi rapporti scientifici puoi consultare questi siti:
    • The Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)
    • IPCC - Focal Point Italia - Il punto di incontro tra l'IPCC (Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), la comunità scientifica e l'opinione pubblica nazionale
    • WikipediA
  • Sito ONU in italiano per Agenda 2030 

Cibo e Pianeta: l'impatto delle nostre scelte

  • Chatham House Report. Il link alla ricerca cardine citata nel libretto e pubblicata nel 2021 relativamente alla crisi della biodiversità
  • Rapporto "Unlocking Sustainable Transition for AgribusinessUnlocking Sustainable Transition for Agribusiness", pubblicato nel 2025 in collaborazione con l'UNEP
  • Del rapporto 2025 è anche pubblicato un dettagliato Comunicato Stampa.
  • UNEP (Ambiente)
  • FAO (Dati Statistici). Il database mondiale per eccellenza su agricoltura e risorse idriche
  • Water Footprint Network. La fonte specifica per il calcolo dei litri d'acqua per ogni alimento
  • Science Direct sul peso ambientale della produzione e uso dei fertilizzanti chimici

Gli allevamenti intensivi: inquinamento e sofferenze

  • Ricerca relativa agli allevamenti intensivi di Greenpeace
  • Rapporto sulle Emissioni di gas serra dall'agricoltura di ISPRA.
  • Per allevamenti intensivi Youtube “Cosa si nasconde dietro il tuo hamburgher” di Giulia Innocenzi
  • Food for profit - un film di Giulia Innocenzi e Pablo D'Ambrosi https://Foodforprofit.com

La Doppia Piramide: quello che fa bene a te, fa bene alla Terra

  • Rappresentazioni infografiche della doppia piramide sul sito della Fondazione Barilla
  • Sulla stessa pagina c'è anche il link per scaricare il report completo in formato PDF con la doppia piramide rappresentata per ogni area geografica

Spreco Alimentare: il paradosso del troppo e del nulla

  • FAO rapporto sullo spreco 2024
  • UNEP Food Waste Index. L'ultimo rapporto globale sullo spreco.
  • FAO Food Loss and Waste DatabaseFAO Food Loss and Waste Database. Un database interattivo
  • FAO rappresentazioni grafiche
  • FAO multimedia relativi allo spreco alimentare
  • Spreco Zero Waste Watcher (Italia). Il monitoraggio nazionale dell'Osservatorio di Last Minute Market/Università di Bologna
  • Spreco Zero rapporto 2024 dell spreco alimentare in Italia
  • Legge Gadda (Normativa)
  • Join Group
  • Articolo su Lifegate
  • Champions123
  • Rapporto FAO sulla crisi alimentare

Realtà Locali (Torino)

  • Food Pride
  • Banco Alimentare
  • Banco Alimentare Piemonte
  • Il libro sullo spreco della Fondazione Barilla 

Altri siti

  • Per notizie su Gruppi Acquisto Solidale 
  • Per imballaggi cibi https://www.IFCO.com/it/

Alcune associazioni ambientaliste

  • Legambiente. Considerata l'associazione più diffusa sul territorio italiano, si occupa di campagne storiche come Goletta Verde e monitoraggio scientifico dell'inquinamento
  • WWF Italia. La sezione italiana del World Wildlife Fund, focalizzata sulla conservazione della natura e delle specie a rischio attraverso le sue numerose "Oasi"
  • Greenpeace Italia. Nota per le sue azioni dirette e non violente a difesa del clima e dei mari
  • Elenco completo delle associazioni riconosciute direttamente sul Portale del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica 
Dettagli
17 Aprile 2026

Lab 4 children

Storie da gustare: il Libro Cartonero tra Ascolto e Fare

Copertina del libretto "Svolta ecologica a tavola"

Laboratori cartoneri a.s. 2025-26

Circoscrizioni in Mostra 2025

Laboratori cartoneri a.s. 2024-25

Nell'anno scolastico 2024-25 sono stati realizzati numerosi laboratori cartoneri (cofinanziamento della Circoscrizione 8 e risorse proprie di Triciclo).

Laboratori cartoneri a.s. 2023-24

Nell'anno scolastico 2023-24 sono stati realizzati numerosi laboratori cartoneri (cofinanziamento Circoscrizione 8 e risorse proprie di Triciclo).

Laboratori cartoneri a.s. 2022-23

Nell'anno scolastico 2022-23 sono state presentate e realizzate due serie di laboratori cartoneri (bandi circoscrizioni 1 e 8 di Torino.

Adotta un laboratorio cartonero

I libretti cartoneri si ispirano al movimento delle case editrici cartoneras. Un fenomeno iniziato in Argentina all’inizio degli anni 2000

#ecogeneration nelle scuole 2021

Nell'anno scolastico 2021/2022 abbiamo presentato alle scuole i laboratori didattici finanziati con il crowdfunding sulla piattaforma pdb con il contributo di Banca Etica e la generosità dei donatori convinti di poter arricchire la didattica per i bambini.

Libretti del Laboratorio Cartonero

Dopo l'acquisto delle strumentazioni idonee alle attività previste, i volontari hanno iniziato un percorso di formazione per acquisire le competenze indispensabili alla realizzazione delle pubblicazioni "cartonere".
Associazione Triciclo - Torino. Sito istituzionale realizzato in ambiente Joomla!
  • Crediti
  • Contatti
  • Privacy e uso dei Cookie
  • Iscrizione newsletter